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Per comprendere i meccanismi di azione del Training Autogeno e valutarne l’efficacia, è necessario conoscere i due concetti fondamentali che sono alla base del metodo: Ideoplasia e Concentrazione passiva.

Vediamo di che si tratta

 

Ideoplasia

 

L’ideoplasia è un fenomeno naturale, messo in rilievo da Schultz.

Egli ipotizzava che pensare di compiere un movimento generasse, dal punto di vista neurofisiologico, delle modificazioni elettriche a livello di neuroni, in corrispondenza del centro cerebrale interessato al movimento stesso.

Tale fenomeno avviene, parzialmente anche a livello delle fibre nervose motorie dell’organo coinvolto.

Analogamente, immaginare e rappresentarsi mentalmente stati di calma, di pesantezza, di calore, induce realmente, con opportuno allenamento, i suddetti stati.

Proprio in virtù di questo principio, con l’esecuzione del TA è possibile apportare modifiche sostanziali e significative a livello di tutti gli organi e apparati.

 

Curiosità. La prova del pendolo

 

Per far comprendere questo concetto, Schultz usava eseguire la cosiddetta “prova del pendolo”.

Chiedeva ai suoi pazienti di prendere tra due dita l’estremo di un filo di circa 15 cm. alla fine del quale era appeso un pendolo, proprio quello strumento che alcuni “veggenti” utilizzano ancor oggi per predire il futuro o indovinare il sesso del nascituro.

Li invitava quindi a rimanere immobili con il braccio rilassato e il gomito piegato. Quindi, chiedeva loro di immaginare un certo movimento. Ad esempio, potevano immaginare un movimento circolare, o da destra verso sinistra, o a croce.

Dopo pochi istanti, il pendolo iniziava a muoversi proprio secondo il movimento immaginato, nonostante tutti i presenti constatassero che il braccio fosse fermo.

Questa “magia” ha una spiegazione: se immaginiamo un movimento senza eseguirlo, dalla corteccia cerebrale partono micro impulsi motori (riscontrabili solo con gli strumenti) che vengono amplificati dalla lunghezza del filo.

 

Concentrazione passiva: lasciar accadere

 

La concentrazione passiva è il particolare atteggiamento mentale che permettere di accedere allo stato autogeno. E’ un concetto vicino allo yoga e all’ipnosi. Prevede l’abbandono di qualunque attività volontaria, sia fisica che di pensiero, mentre si contemplano passivamente le formule dell’esercizio e i loro effetti sul corpo.

La coscienza (l’emisfero razionale del cervello) si fa spettatrice di quanto avviene all’interno del proprio sé.

All’inizio può sembrare complicato, perché la nostra cultura ci insegna a prediligere l’attività piuttosto che la passività, ma, quando lo si sperimenta, si scopre quanto questo stato di coscienza sia benefico.

Heinrich Wallnöfer, autorevole studioso del TA, così descrive la concentrazione passiva:

Concentrarsi passivamente significa raccogliersi in un centro e registrare ciò che si sente spontaneamente; (…)

Questa disposizione passiva a lasciare che in sé accada ciò che vuole accadere durante l’esercizio, è una condizione fondamentale del Training Autogeno, spesso difficile da attuarsi.

Nessuno, cresciuto nella nostra cultura, può conquistarla all’istante, ma con un po’ di costanza ognuno di noi può impararla. (Heinrich Wallnöfer, Sani con il Training Autogeno e la psicoterapia autogena. Verso l’armonia, Roma, Armando, 2008, p.17)

Il concetto di Concentrazione passiva richiama alla mente la leggenda del Ju Jitzu:

Narra la leggenda che il medico giapponese Akiyama si recò in Cina per apprendere le antiche arti marziali, ma non rimase completamente soddisfatto di nessuna delle tecniche apprese.

Si ritirò dunque in meditazione per 100 giorni per affinare il suo sapere.

Un giorno, osservando una copiosa nevicata, notò che i rami delle possenti querce si spezzavano sotto il peso della neve, mentre il salice piangente rimaneva integro, poiché i suoi rami si flettevano, lasciando scivolar via la neve non è utile essere forti, dunque, ma cedevoli.

Questa osservazione dette vita allo Ju Jitzu (Ju flessibile, cedevole; jutzu arte), l’arte della cedevolezza, da cui in seguito ebbe origine il Judo.

Mi piace pensare a questo atteggiamento di cedevolezza durante l’allenamento autogenocontemplazione passiva del proprio corpo che si rilassa, nessun tentativo di resistenza attiva nei confronti dei pensieri che distolgono o degli stimoli esterni deconcentranti.

Tale atteggiamento può essere assai efficace nei confronti dell’ansia, l’avversaria che, con spirito di cedevolezza, possiamo sconfiggere. Troppo spesso, infatti, ingaggiamo contro di essa un inutile, spesso doloroso, “muro contro muro”. Se imparassimo a “lasciarla andare”, probabilmente ce ne libereremmo.

Attraverso la pratica quotidiana del Training Autogeno è possibile acquisire un atteggiamento di “cedevolezza” nei confronti delle nostre paure, molto simile al comportamento del salice, che non si lascia sopraffare dal peso della neve.

Se vogliamo sintetizzare in due parole l’atteggiamento mentale per descrivere come ci si accosta al TA, credo che non ci sia di meglio che: “lasciar accadere”. Chi si accosta al TA senza volere nulla, senza aspettarsi nulla, senza fare nulla, probabilmente avrà delle piacevolissime sorprese!

Psicologa Psicoterapeuta – Ordine Psicologi del Lazio N° 2016

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