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La Formulazione della Calma non è considerato un vero e proprio esercizio, ma una fase preparatoria in cui si trova in se stessi la disposizione alla concentrazione passiva.

La calma è un punto di arrivo, l’obiettivo di tutto il percorso del TA, ma rappresenta anche una fase preliminare, che serve a prepararsi a sperimentare i vissuti successivi.

Dire a una persona “calmati”, quasi sempre sortisce l’effetto opposto. Tutti abbiamo sperimentato, almeno qualche volta, l’impossibilità di addormentarci quando ci “imponiamo” di farlo, magari perché il giorno successivo abbiamo un impegno importante e “dobbiamo” dormire.

Il sonno arriva da sé e agli animali ciò accade del tutto spontaneamente. 

Occorre tenere in considerazione la differenza tra atteggiamento di calma e stato di calma

Con la formulazione della calma ci si dispone a un atteggiamento interiore in cui si è disposti a lasciar accadere, senza sforzarsi di raggiungere nulla di particolare, ma accettando semplicemente ciò che si verifica con spontaneità. 

Lo stato della calma è la conseguenza di tale atteggiamento ed è anche l’obiettivo che ci si pone con il TA. Lo si sperimenta man mano che si prosegue con gli esercizi.

In pratica, la Formulazione della calma, dunque, consiste nell’assumere un atteggiamento fisico e psicologico di calma.

Si assume una posizione comoda, meglio se supina, e si abbandonano tutti i muscoli. A questo punto ci si rappresenta mentalmente la calma.

Per raggiungere tale obiettivo, si fa ricorso ad una formula verbale. La più utilizzata è:

calmo/a, sereno/a, piacevolmente, rilassato/a 

Se ne può comunque scegliere anche un’altra, purché abbia le seguenti caratteristiche: sia breve, gradevole, significativa e, una volta scelta, rimanga sempre la stessa. Ad esempio, alcune persone non gradiscono il suono dell’avverbio piacevolmente e preferiscono la formula:

calmo/a, sereno/a, rilassato/a

La scelta della formula è molto personale. Per alcune persone il fatto di “dover” sperimentare la calma provoca addirittura l’effetto opposto, quello di agitarsi di più. In questi casi, ogni persona può scegliere di rappresentarsi la calma nel modo che ritiene più affine al proprio sentire.

Per facilitare la rappresentazione mentale della calma, è utile che l’ambiente esterno sia predisposto a tale scopo.

In pratica si esegue così:

Si assume una buona posizione;

Ci si accerta di non avere tensioni soprattutto a livello cervicale e si attende qualche istante per lasciar cadere le tensioni;

Si cerca un atteggiamento passivo e indifferente verso i pensieri che inevitabilmente irrompono in questo momento (devo fare una telefonata, domani al lavoro devo fare…, ecc, all’inizio è normale che sia così);

Se si è una persona immaginativa, si lascia apparire agli occhi della mente un luogo rilassante (molto utile è il mare o lago, per chi lo ama);

Si inizia a ripetere mentalmente la formula, una parola per ogni espirazione, (seguendo con le parole il respiro e non viceversa) per circa sei volte.

Quindi si esegue la ripresa.

L’esercizio va eseguito tre volte al giorno per almeno una settimana, e comunque si concorda con la terapeuta il momento per passare all’esercizio successivo.

 

Psicologa Psicoterapeuta – Ordine Psicologi del Lazio N° 2016

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