Il metodo RAT

Per secoli l’assistenza al parto è stata appannaggio delle donne, che si aiutavano tra di loro attingendo al sapere della tradizione e alla propria esperienza personale: esperte per il solo fatto di aver partorito esse stesse.

La medicina si è occupata del parto fin dall’antichità, ma la preoccupazione di trovare dei metodi per lenire il dolore di parto e soprattutto per smorzarne la componente ansiogena è relativamente recente.
La “capostipite” è stata Madame Le Boursier Du Coudray, che nel 1777 tenne nella provincia francese dei corsi gratuiti dedicati alle donne che si preparavano a diventare madri. Ebbe un notevole successo, ma restò un caso pressoché isolato.

Solo molti anni più tardi, nel 1933, il medico inglese Grantly Dick Read, pubblica un libro divenuto poi famoso: Il parto naturale. Il lavoro di Read costituisce il primo approccio moderno alla psicoprofilassi e alla assistenza al parto.

Read riconosce alla medicina moderna il merito di salvare molte vite, delle madri e dei nascituri, avendo sgomberato il campo da approcci empirici e superstiziosi, a volte inutili, molte altre addirittura pericolosi. Egli riflette tuttavia sull’importanza di non medicalizzare eccessivamente il parto stesso e di ridare la giusta importanza agli aspetti psicologici, emotivi e affettivi della nascita.

Secondo Read, la sofferenza durante il parto aumenta in presenza della triade: paura – tensione – dolore. Questi tre fattori rappresentano secondo lui un circolo vizioso: la paura genera la tensione neuromuscolare e questa provoca dolore; il dolore il quale a sua volta aumenta la paura. Read dunque enuncia lo slogan “parto senza dolore”, che può realizzarsi spezzando il circolo vizioso paura – tensione – dolore.
La paura può essere vinta grazie all’informazione di ciò che avviene durante la gravidanza e il parto, partendo dall’assunto che ciò che non si conosce fa più paura.

La tensione può essere smorzata con l’esercizio fisico e con il rilassamento e l’approccio umano empatico, infine, aiuta a rassicurare e a disporre positivamente.

Ecco dunque le direttive del metodo di Read:

L’assunto di Read è che nella triade paura tensione dolore va ricercata la causa prima della sofferenza nel parto: questi tre fattori rappresentano secondo lui un circolo vizioso: la paura genera la tensione neuromuscolare e questa provoca due il dolore il quale a sua volta aumenta la paura. È necessario dunque spezzare il circolo vizioso paura, tensione, dolore.

Con lo slogan: parto senza paura, Read enuncia tre direttive per preparare adeguatamente la donna al parto:

• Informare la donna circa l’anatomia e la fisiologia dell’apparato sessuale, sulla gravidanza e sul parto.

• Insegnare esercizi fisici di ginnastica medica, da eseguire nel corso della gravidanza, e in particolare esercizi di respirazione.

• Insegnare il rilassamento neuromuscolare, secondo la tecnica del rilassamento attivo progressivo di Jacobson .

• Instaurare un rapporto personale – empatico e rassicurante – fra l’ostetrico e la gestante, rapporto che deve iniziare, già durante la gravidanza, ma che deve intensificarsi durante il travaglio del parto.

Questi ultimi due elementi del metodo, il rilassamento neuromuscolare e la continua presenza personale dell’ostetrico con la sua influenza psichica, agiscono sinergicamente secondo Read nel determinare l’attenuazione e anche la reale abolizione del dolore.

Read enfatizza anche il fattore suggestione nel rapporto medico paziente e ritiene che l’abilità di ogni medico consista anche nelle suggestionare i pazienti per fini di curarli meglio e questo atteggiamento deve essere presente anche nella assistenza al parto.

Il metodo di Read inizia ad avere successo in Europa e diventa molto popolare tra il 1950 il 1954.Anche in Unione Sovietica si elaborano negli stessi anni dei metodi per l’assistenza al parto e per la psicoprofilassi dei dolori di parto.

Si tratta prevalentemente di metodi cosiddetti ipno suggestivi, tendenti a condizionare la paziente e ad insegnarle un corretto modo di reagire e di comportarsi durante il parto. La scuola sovietica ebbe successo e il suo metodo si diffuse in tutte le maternità e i consultori per le gestanti nell’Unione Sovietica, mentre parallelamente il metodo veniva largamente adottato su scala sociale nella Repubblica Popolare Cinese.In Europa il metodo psicoprofilattico fu introdotto nel 1952 dall’ostetrico francese Fernand Lamaze che lo diffuse a Parigi e ben presto il metodo venne conosciuto in tutta Europa.

 

IL RAT – TRAINING AUTOGENO RESPIRATORIO 


A metà degli anni 70, Umberto Piscicelli, Medico esperto di Psicosomatica del Policlinico Gemelli di Roma, ha messo a punto un metodo che prende le mosse dal Training Autogeno di Schultz, adattandolo alle specifiche esigenze della gestante. 

Il metodo ebbe subito molto successo in Italia e ben presto sostituì gli altri, diventando il metodo di elezione in tutti i consultori e nei reparti di ostetricia degli ospedali.

Il RAT consiste in una rielaborazione del Training Autogeno, ma non solo.

Tenendo anche conto dei principi già espressi da Read rispetto alla triade paura tensione dolore, Piscicelli raccomanda di inserire anche una parte teorica nei corsi di psicoprofilassi ostetrica, durante la quale le gestanti vengono istruite sugli elementi principali della gravidanza e del parto, al fine di affrontare l’evento con consapevolezza e senza paura.

Oggi il RAT di Piscicelli è scelto dalla maggior parte dei consultori per la sua facilità di apprendimento, per l’efficacia confermata da anni di utilizzo e per i buoni risultati che sempre ottiene.

Rispetto al TA di Schultz, può essere appreso in tempi più brevi, e questo è un vantaggio, considerato che molte gestanti iniziano il corso di preparazione al parto nell’ultimo trimestre di gravidanza.

E’ indispensabile tuttavia sottolineare che, così come per il Training Autogeno, il RAT può essere appreso solo grazie alla pratica costante e regolare degli esercizi proposti.

In che cosa consistono gli esercizi RAT

Attraverso il graduale apprendimento di una serie di esercizi, le gestanti impareranno a rilassarsi, sia dal punto di vista fisico che psichico e tale rilassamento le aiuterà anche durante la gravidanza.

I disturbi tipici della gravidanza possono essere attenuati grazie al rilassamento autogeno: la nausea, il vomito, l’insonnia, l’irritabilità, ad esempio, tendono a diminuire significativamente con la pratica costante e quotidiana degli esercizi RAT.

Le gestante utilizzeranno poi i loro esercizi durante l travaglio e il parto per renderne l’espletamento più rapido e meno doloroso.

E’ provato che la madre ben rilassata aiuta il suo bambino a nascere con minor trauma rispetto a quella tesa e spaventata.

Non ultimo, il fatto di apprendere una tecnica che può essere utilizzata in proprio, anche in assenza dell’operatore, permette alla futura madre un’autonomia e un senso di padronanza di sé nel momento in cui pone le basi del rapporto che la legherà al proprio figlio.

Come si esegue l’esercizio

In pratica – ad esclusione del primo esercizio che prevede dei movimenti volontari – tutti gli altri esercizi richiedono la rappresentazione mentale dei vissuti delle varie parti del corpo (ad esempio la mano destra è pesante), secondo uno schema strutturato, suggerito dalla terapeuta. La gestante deve ripetere mentalmente una serie di frasi che le verranno insegnate durante il corso.

Le frasi da ripetere per ciascun esercizio sono riportate negli articoli successivi. Si tratta ovviamente di indicazioni di massima che possono essere modificarle all’occorrenza, tenendo conto delle esigenze di ciascuna.

Durante gli incontri, la terapeuta ripeterà la verbalizzazione degli esercizi, e in tal caso realizzerà una eterosuggestione, utile ai fini didattici per far comprendere come agisce il rilassamento. Le gestanti potranno rileggere a casa il contenuto delle verbalizzazioni, ma devono essere incoraggiate a ripetersele mentalmente, senza supporti esterni (file audio, o persone che leggono per loro il testo).

Non importa se non riprodurranno fedelmente le parole del testo, quello che è importante è che realizzino in autonomia i vissuti proposti da ogni esercizio.

L’unico aiuto esterno previsto – da parte del partner o di una persona che si presta – riguarda il sesto e il settimo esercizio, dove è necessario che qualcuno batta le mani simulando una sensazione di disturbo, come avverrà durante le contrazioni (vedi la verbalizzazione del sesto e del settimo esercizio).

Le posizioni


Nel primo esercizio si eseguiranno delle figure da sedute e che tutti gli esercizi successivi verranno eseguiti in posizione distesa. 

E’ consigliabile anche la posizione su un fianco, da utilizzare quando l’addome sarà troppo grande per poter stare supine.

Per il primo esercizio è necessaria dunque una sedia, oppure uno sgabello.Per i successivi, che si eseguono da supine, oppure su un fianco, occorrerà un materassino.

In conclusione, per eseguire correttamente gli esercizi RAT occorre:

L’atteggiamento psicologico di “lasciar accadere”.

L’atteggiamento psicologico da tenere durante gli esercizi RAT è un atteggiamento di passività, di contemplazione del proprio corpo che si rilassa, di abbandono del corpo e dei pensieri. La frase che meglio descrive l’atteggiamento del Training Autogeno è “lasciar accadere”.

La motivazione

Come per ciascun apprendimento, impariamo più facilmente quello che ci interessa e che ha un significato per noi.

L’ambiente adatto

E’  necessario che l’ambiente sia silenzioso, la temperatura deve essere adeguata, non si deve soffrire il caldo né il freddo, e l’illuminazione deve essere buona durante la parte teorica del corso e attenuata durante l’esecuzione degli esercizi RAT.

E’ da sottolineare che l’ambiente “protetto” è necessario solo per favorire l’apprendimento. Quando si diventa esperte, è possibile realizzare lo stato autogeno in qualsiasi ambiente. Le gestanti ben preparate saranno in grado di rilassarsi anche in ospedale, nonostante la luce e i rumori dell’ambiente circostante.

Il lavoro a casa

Come già detto, il RAT può essere appreso solo con l’allenamento costante e regolare, eseguendo ogni giorno l’esercizio a casa per tre volte al giorno.

Chi pensa di imparare il RAT solo frequentando le sedute senza poi allenarsi a casa incorre in una delusione, con il rischio che in seguito screditi anche il metodo e chi glielo ha insegnato.

E’ meglio rivolgersi ad altri metodi meno impegnativi se non si ha la disposizione o la possibilità di impegnarsi negli allenamenti quotidiani, piuttosto che incorrere in frustrazioni.

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