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A chi è rivolto il Training Autogeno Superiore (TAS)

Il percorso del Training Autogeno Superiore è riservato a chi è già padrone del Training Autogeno di Base e desidera sperimentare nuovi vissuti, più profondi e maggiormente centrati alla conoscenza di sé.

Va anzitutto precisato che la distinzione tra Training Autogeno Inferiore e Superiore ha fini didattici e descrittivi e che nelle intenzioni di Schultz vi è una continuità ideale tra i due cicli.

Nel Training Autogeno di Base si impara a entrare in contatto con le percezioni del proprio corpo, ma, con l’esperienza ci si accorge che è impossibile scindere il corpo dalla mente, come fossero due unità distinte. Eseguendo gli esercizi corporei si sperimentano vissuti che richiamano esperienze passate, emozioni, e si esprimono attraverso il corpo e il suo linguaggio.

Durante lo svolgimento del TA di Base, alcune persone realizzano esperienze visive o acustiche che esulano dai vissuti proposti dall’esercizio che stanno eseguendo (ad esempio, la pesantezza, o il calore). In un certo senso, queste persone già stanno sperimentando vissuti tipici del Training Autogeno Superiore e, di solito, si tratta di persone particolarmente predisposte a questo genere di esperienze.

Anche a livello fisiologico, possono verificarsi delle “modificazioni funzionali che preludono alle realizzazioni autogene costituenti la fenomenologia degli esercizi superiori, esse sono: passività psichica, indifferenza emotiva, isolamento sensoriale, modificazioni profonde dello stato di coscienza.” (Schultz, ediz. italiana 1971. Dalla Prefazione all’Edizione italiana di G. Crosa, pag. IX).

Da questi presupposti prende le mosse l’esperienza di Training che molti Autori sono ormai restii a chiamare “superiore” (tra questi Bazzi e Giorda, 1979).

Non si tratta, infatti, di un’esperienza superiore in termini di valore rispetto al TA somatico, ma semplicemente diversa.

Se la prima era rivolta al soma e ai sintomi ad esso connessi, con il Training Autogeno Superiore ci si rivolge alla psiche con l’obiettivo di raggiungere una più profonda autoconoscenza.Sebbene anche per questo secondo ciclo Schultz abbia previsto un numero prestabilito di esercizi, lo svolgimento di questi è estremamente personale e anche piuttosto difficile, sia da descrivere che da standardizzare sulla base dei casi clinici.

E’ interessante osservare a questo proposito che nelle più importanti opere sul Training Autogeno, lo spazio dedicato agli esercizi superiori è assai limitato rispetto al corpo dell’intera opera. Un esempio per tutti: nel più volte citato Trattato in due volumi di Schultz, agli esercizi superiori sono dedicate 59 pagine sulle oltre 600 dell’intera opera.

Analoga osservazione vale per la casistica riportata da Schultz: abbondantissima e ricca di particolari per quel che attiene il ciclo somatico, assai scarsa per il superiore, e limitata, quest’ultima, a pazienti di livello culturale elevato.

Le sette Esperienze superiori

Schultz ha previsto sette esercizi del TAS, o, per meglio dire, esperienze:

L’esperienza del Colore personale

L’esperienza del Prisma o dello Spettro

L’esperienza degli Oggetti

L’esperienza dei Concetti Astratti

L’esperienza del Vissuto Personale

L’esperienza delle Persone

L’esperienza del Dialogo con l’Inconscio

 

Condizioni preliminari

 

Per intraprendere il ciclo degli esercizi superiori sono necessarie alcune condizioni preliminari:

La persona che intende avviarsi all’esperienza del TAS deve anzitutto possedere un’ottima padronanza degli esercizi somatici. Deve essere in grado di raggiungere lo stato di commutazione autogena in poco tempo e potervi rimanere per circa 30 minuti (salvo le possibili variazioni individuali).

Deve inoltre possedere un certo “talento” per le esperienze meditative: è evidente che un tipo eccessivamente tendente a razionalizzare e ad analizzare ogni sua esperienza non è ben disposto a quel “lasciar accadere” tipico della concentrazione passiva.

Deve poi possedere un certo “talento eidetico” ossia la capacità di visualizzazione e di immaginazione.

E’ necessario che abbia il tempo e la disposizione mentale per descrivete dettagliatamente le esperienze vissute durante gli esercizi. Sempre di un protocollo si tratta, ma assai più dettagliato e complesso.

In conclusione, chi intende intraprendere questo percorso deve disporre di sufficiente motivazione, tempo ed energia, essendo questo assai più impegnativo rispetto al ciclo precedente.

 

L’Esperienza del Colore personale

 

Con il TAS si fa più specifico il viaggio all’interno di sé, alla ricerca delle origine delle proprie problematiche, ma soprattutto per approfondire l’autoconoscenza. Si impara ad accedere alle parti più sane, più ricche, più profonde della persona.

Predomina l’emisfero del cervello dove ha sede il sogno, la musica, il colore, le emozioni, i sogni, quella parte di noi spesso trascurata, almeno nella nostra cultura, così legata alla ragione.

Ci si allena ad immaginare

Non è del tutto una novità. Fin dall’inizio dell’apprendimento del Training Autogeno, il terapeuta invita ad immaginare uno spettacolo di quiete prima di iniziare l’esercizio della calma.

Spesso gli allievi hanno già sperimentato qualche altro vissuto “superiore” durante i consueti allenamenti. Immagini improvvise, incursioni di colori, stimoli indifferenziati, come dei brevi sogni.

Adesso si tratta di lasciar fluire anche quelli. Non ci si deve aspettare nulla, nulla va cercato attivamente: ora più che mai si contempla passivamente, senza interferire in alcun modo con la volontà, la razionalità, le aspettative.

Una volta raggiunto lo stato di stato di concentrazione passiva ci si dispone a “lasciar apparire davanti agli occhi della mente un colore”. Si resta in attesa passiva e, in un tempo variabile da persona a persona, “appare” un colore,  colore personale.

A proposito di questa, come delle visualizzazioni degli esercizi successivi, occorre precisare che non si tratta di semplice “immaginazione”, ma, come la definisce Schultz, “una visione interiore (…) una percezione figurata” (Schultz, ediz. italiana 1972, pag 386). Per dare un’idea di come può essere pregnante una visualizzazione in stato di concentrazione passiva, ecco come Bazzi descrive un’esperienza personale:

Eseguiti gli esercizi inferiori, rivolgo lo sguardo in alto e immagino di “salire” (…); improvvisamente insorge una luce accecante, sin dalla prima volta, senza alcuna “intenzione”, che dura pochi secondi. Appunto la prima volta ne rimasi così sorpreso che aprii gli occhi pensando di essere stato abbagliato dall’illuminazione della stanza ad opera di qualcuno. In seguito ho avuto notizia di esperienze yoghiche (…) che potrebbero talora avere una lata analogia con questa. (Bazzi – Giorda, 1979, pag. 103).

La visualizzazione del colore personale introduce alla prima tappa della esplorazione dei contenuti profondi della  psiche, ed è strettamente legata alla psicologia dei colori e del loro significato psicodiagnostico; basti pensare al significato del colore nel test di Rorschach e ai lavori di W. Luscher sulla psicologia del colore.

in pratica, una volta assunta la consueta posizione, in poltrona o sul letto (da evitare la posizione del cocchiere) si eseguono di seguito i sette esercizi inferiori. Dopo aver realizzato l’ultimo esercizio, quello della Fronte fresca,si ripete mentalmente:

agli occhi delle mente lascio apparire un colore

La durata dell’esercizio è di circa 20-30 minuti, e si consiglia di e ripetere l’esperienza per almeno un mese.

Insieme, allievo e terapeuta, cercheranno di interpretare il significato profondo dei vissuti che emergono.

 

L’esperienza del Prisma o dello Spettro

 

Una volta che dall’esperienza del colore personale sono emersi tutti i vissuti,  è il momento di affrontare l’esperienza successiva, che consiste nel visualizzare lo spettro dei colori.

Questa volta, ci si rappresentano mentalmente, in successione, tutti i colori dello spettro: rosso, arancione, giallo, giallo-verde, verde, verde-azzurro, violetto.

Molti autori, tra questi anche Schultz, suggeriscono di far rappresentare i seguenti colori: verde, giallo, rosso, azzurro, bianco, nero.

Quale che sia la sequenza prescelta, si inizia comunque dal colore personale, che di solito appare subito spontaneamente.

Con questa esperienza ci si avvia a prendere consapevolezza del significato emotivo ed affettivo di ciascun colore, e ad entrare in contatto con tali significati.

E’ possibile così avere un’esperienza di “immersione” nel proprio mondo interiore, attuando una doppia valenza, tipica del TA in generale e del TAS in particolare: la scoperta di se stessi e la catarsi.

Ecco come Masi spiega l’impatto con i significati del colore, del rosso, in questo caso:

Il soggetto è messo di fronte alle sue dinamiche emotive in modo diretto e significativo, senza la possibilità di valersi degli abituali filtri razionali o comunque difensivi.

Di fronte al rosso, ad esempio, l’istintualità deve essere finalmente conosciuta in tutte le sue espressioni, anche in quelle che potrebbero suscitare maggiore angoscia (come l’aggressività e il desiderio di esperienze nuove): L’individuo si “riscopre” nelle sue radici biologiche, fatte di bisogni non sempre serenamente accettati, ed è messo nelle condizioni di “rifondare” dalle sue basi primarie la self-image. Questo percorso non è ovviamente del tutto innocuo. Si manifestano talvolta resistenze ardue che fanno regredire l’addestrando alle fasi iniziali della terapia (scomparsa del colore personale o incertezza nella sua determinazione).

In questi casi, si procede in due direzioni: da un lato si cerca di approfondire tutte le dinamiche che stanno dietro al colore rifiutato (ad esempio la tendenza alla libertà rappresentata dal giallo) rapportandole alla storia personale del soggetto. Contemporaneamente, quest’ultimo viene sostenuto psicologicamente e tecnicamente al fine di fargli superare l’impasse in argomento.
Un espediente di comprovata efficacia è quello di suggerirgli di affiancare al colore oggetto di resistenze un’immagine di supporto che sia facilmente visualizzabile (es.: fuoco per il rosso). La migliore “ricetta” è tuttavia la pazienza. Se non si dà l’impressione di volere a tutti i costi un particolare risultati, questo si presenterà prima o poi spontaneamente.

In pratica, si procede inizialmente come per il colore personale. L’allievo viene invitato a trovare la posizione ideale e ad eseguire in sequenza tutti gli esercizi del TA. Quindi si richiama brevemente il colore personale soffermandosi alcuni minuti, poi si visualizzano uno dopo l’altro tutti i colori del prisma. Non vi è un tempo prestabilito per ciascun colore, che richiede comunque alcuni minuti, fino a 10. E’ il paziente stesso che “decide” quando passare al colore successivo, pertanto egli riferirà in maniera soggettiva il tempo in cui si è soffermato su ciascun colore. Possono verificarsi anche delle distorsioni temporali che possono rivestire notevole interesse terapeutico e come tale vanno interpretate.

 

L’Esperienza degli Oggetti

 

Arriva un momento in cui la realizzazione degli esercizi di visualizzazione dei colori avviene con sicurezza e facilità: allora è possibile passare all’esperienza degli oggetti. L’esperienza consiste nell’invitare i pazienti a lasciar apparire degli oggetti nel campo visivo interiore. All’inizio è più opportuno far visualizzare degli oggetti concreti, di uso quotidiano.

Se gli allievi hanno difficoltà all’inizio di questo esercizio, e ciò capita assai spesso, li si invita a concentrarsi per qualche tempo nell’attesa che appaia un qualche oggetto nel loro campo visivo interiore; li si invita a porsi passivamente in una “contemplazione nel buio degli occhi chiusi” con un atteggiamento di indifferente attesa che appaia qualcosa.

In pratica, si procede così: l’allievo viene invitato ad assumere la posizione ideale e poi a percorrere tutta la sequenza del TA somatico. Quindi, lascerà brevemente apparire agli occhi della mente il colore personale, tale passaggio è definito da Masi “insostituibile ‘chiave’ delle più profonde aperture”. Quindi la consegna sarà:

agli occhi della mente appare…  segue l’oggetto scelto.

La durata dell’esercizio e il tempo in cui ci si sofferma per ogni singolo oggetto è estremamente variabile,e legata alla riposta personale di ciascuna persona.

L’Esperienza dei Concetti astratti

Con questa esperienza si passa dalla concretezza degli oggetti alla possibilità di misurarsi con il mondo dell’astrazione. Si tratta di un passaggio quasi sempre gradito, spesso addirittura liberatorio.

Sovente gli allievi proprio con questo esercizio riescono a lasciarsi andare e sono possibili proiezioni molto significative.

Come testimoniano gli scritti di tanti Autori, a cominciare dallo stesso Schultz, arrivati a questo punto, gli addestrandi sperimentano un vero e proprio salto di qualità rispetto ai vissuti precedenti. Chi fino ad ora aveva avuto difficoltà a visualizzare anche solo il colore personale, all’improvviso si confronta con una miriade di percezioni. I soggetti uditivi riescono a “immaginare” addirittura la musica.

E’ evidente che la scelta dei concetti sui quali lavorare è pressoché infinita, variabile da persona a persona e certamente legata anche alle tematiche dell’eventuale psicoterapia in corso.

Questa volta, invece di un colore, o un oggetto, la consegna è lasciar apparire un’astrazione, di volta in volta scelta personalmente: l’amore, la libertà, la giustizia, l’autonomia e qualsiasi altro concetto sia significativo per la persona.

Come si vede, più ci si addentra nell’aspetto superiore della tecnica, maggiore è la libertà individuale di chi la sperimenta.

La procedura è sempre la stessa. Si ripercorre brevemente tutto il ciclo somatico, e si “ripassano” rapidamente il colore personale e gli oggetti più salienti. Quindi segue la solita consegna: 

agli occhi della mente lascio apparire… segue il concetto scelto.

 

L’Esperienza del Vissuto personale

 

Schultz così introduce questa esperienza: “Quando il soggetto è in grado di realizzare con disinvoltura e facilità la visualizzazione degli oggetti e di lasciar apparire gli oggetti astratti (concetti), è allora possibile passare ad ulteriori realizzazioni. Si può invitare, come inizio di queste nuove esperienze, alla percezione interiore del vissuto di avvenimenti che possono caratterizzare o simboleggiare lo stato d’animo il più intensamente desiderato“. (pag. 351).

In pratica si svolge così: l’allievo viene invitato a scegliere uno stato d’animo tra quelli che desidera più intensamente. Può trattarsi di esperienze già vissute nel passato, o che desidererebbe vivere. Schultz osserva che le persone tendenzialmente realistiche si raffigurano di solito situazioni molto concrete, al contrario dei tipi idealisti che elaborano immagini di natura astratta.

L’allievo, durante questa esperienza, acquisisce gradualmente la capacità di esperire stati fisiologici corrispondenti a esperienze contemplative.

E’ evidente che man mano che si procede negli esercizi superiori, i contenuti sono sempre più ricchi e sempre più attengono agli strati più profondi della persona.

Per questa ragione è impossibile descriverne le fasi, non essendovi “regole”, nemmeno per quanto riguarda la durata della singola esercitazione e del periodo in cui si consiglia di rimanere nell’esperienza. Di norma, comunque, circa di 40-60 minuti, e va realizzata più volte, per un periodo di uno o due mesi.

 

L’Esperienza delle Persone

 

Questa esperienza conduce l’allievo a rapportarsi con la propria affettività e con la propria capacità di relazionarsi con gli altri. 

L’addestrando viene invitato a raffigurarsi di volta in volta una persona, ed è facile intuire che ad ogni rappresentazione verranno evocate dinamiche psicologiche assai ricche di significato.

Si tratterà sia di persone positive che negative, e da ciò che viene visualizzato possono emergere importanti indicazioni sulla emotività e sulla affettività. Sarà compito del terapeuta utilizzare i vissuti emersi nella direzione richiesta dalla terapia stessa.

Anche in questo caso, non vi sono regole sulla durata di ogni singola esperienza né sul tempo necessario prima di passare all’esperienza successiva.

 

Il Dialogo con l’Inconscio

 

Si tratta dell’ultima e più importante esperienza del TAS.

In questo caso non vengono richieste visualizzazioni, ma si tratta di un’esperienza che possiamo definire “meditativa”. L’allievo, in stato di contemplazione passiva, pone domande al suo inconscio e attende passivamente le risposte che sorgono spontanee dall’interno. Il contenuto di tali domande sarà di natura esistenziale e coinvolgerà le sue istanze più profonde. Non si sottolineerà mai abbastanza che il percorso del TAS richiede la presenza di uno psicoterapeuta.

Molto spesso con questa esperienza si conclude anche la psicoterapia autogena e da essa emergono contenuti che attengono a tutto il lavoro terapeutico svolto e lo completano.

 

Bibliografia Essenziale

 

Bazzi T.- R.Giorda, Il training autogeno, teoria e pratica, Roma, Città Nuova, 1979.

Masi L., Le tecniche autogene superiori. Verso la sintesi mente-corpo, Roma, Il Ventaglio, 1989.

Peresson, L., Trattato di Psicoterapia Autogena. Il Training autogeno superiore ad orientamento analitico vol. IV, Abano Terme, Piovan, 1987.

Schultz J.H., Il training autogeno. II. Esercizi superiori, Milano, Feltrinelli, 2002 (Ed. originale 1932).

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Psicologa Psicoterapeuta – Ordine Psicologi del Lazio N° 2016

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